L’Ancona Calcio scarica l’imprenditore Di Paolo, dopo l’inchiesta di AGI sui finanziamenti dal cinema al pallone
Indagine sui finanziamenti alla Triestina: 16 milioni da società di comodo e un presunto “dominus” al centro del sistema
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Finanziamenti sospetti nel calcio: nel mirino quasi 1 milione destinato alla Triestina
Roma – L’inchiesta sui presunti finanziamenti irregolari nel mondo del calcio italiano si concentra su una rete di società riconducibili all’imprenditore Alessandro Di Paolo. Secondo gli atti investigativi, quasi un milione di euro sarebbe stato utilizzato per sostenere la Triestina Calcio, ma il denaro proveniva da prestiti molto più consistenti: circa 16 milioni di euro ottenuti attraverso diverse società ritenute di comodo.
Le somme sarebbero state richieste a Banca Progetto per finalità dichiarate che, secondo gli investigatori, “non sono mai state realizzate”. È questo uno dei punti chiave su cui si sta concentrando l’inchiesta.
Il presunto ruolo di Alessandro Di Paolo: “dominus” e coordinatore della struttura finanziaria
Dalle carte emerge una figura centrale: quella di Alessandro Di Paolo, individuato come “il dominus di un’intera struttura” con funzioni di coordinamento, indirizzo e gestione.
Secondo gli investigatori, Di Paolo avrebbe costruito un sistema capace di far fluire denaro attraverso una serie di società create appositamente o utilizzate come veicolo per ottenere i finanziamenti.
Un’architettura complessa, che – sempre secondo gli atti – avrebbe consentito di:
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richiedere fondi per progetti mai effettivamente realizzati;
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spostare capitali tra più entità societarie;
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sostenere economicamente alcune società calcistiche.
Non solo Triestina: citate anche Ostiamare, Ternana e Ancona
Nel quadro dell’indagine compaiono anche Ostiamare, Ternana e Ancona. Tuttavia, per quest’ultima arriva una smentita ufficiale: la Romana Film, citata negli atti come potenziale intermediaria, ha dichiarato tramite il titolare di non aver mai ricevuto o erogato denaro per conto di Di Paolo.
Una precisazione che aggiunge complessità al quadro e dimostra come l’indagine sia ancora in piena evoluzione, con verifiche parallele su ogni presunto canale di finanziamento.
Familiari e quote societarie: il possibile “filtro operativo”
Gli inquirenti hanno inoltre acquisito bilanci e visure camerali di diverse società ricondotte a familiari di Di Paolo.
Secondo quanto riportato negli atti, alcuni parenti dell’imprenditore detenevano quote societarie in imprese coinvolte nelle operazioni oggetto di indagine. Il loro ruolo, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato quello di costituire un filtro o uno schermo operativo, rendendo meno immediata la tracciabilità dei movimenti finanziari.
Si tratta di un elemento ricorrente nelle inchieste su presunti sistemi finanziari opachi: l’intreccio familiare, infatti, può creare ulteriori livelli di separazione tra il presunto gestore effettivo e le società operative.
Un’indagine destinata a espandersi
L’indagine sui finanziamenti alla Triestina e alle altre società calcistiche potrebbe allargarsi ulteriormente. Le autorità stanno analizzando:
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la reale destinazione dei 16 milioni di euro;
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la natura dei progetti dichiarati nelle richieste di finanziamento;
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la struttura societaria riconducibile a Di Paolo;
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la legittimità dei rapporti economici tra le società coinvolte.
Per la Triestina – già al centro di vicende societarie complesse negli ultimi anni – l’inchiesta rappresenta un passaggio delicato, con potenziali ripercussioni sportive e reputazionali.
Conclusioni: un caso che mette in luce le fragilità finanziarie del calcio italiano
L’indagine dimostra ancora una volta quanto il calcio italiano, soprattutto nelle serie minori, possa diventare terreno fertile per operazioni finanziarie opache o non trasparenti.
Il sistema descritto dagli investigatori – fatto di società di comodo, prestiti milionari e intrecci familiari – evidenzia una vulnerabilità strutturale che richiama l’esigenza di maggiore trasparenza nella gestione dei club e nei rapporti con istituti finanziari.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se emergeranno ulteriori responsabilità e quali conseguenze potranno ricadere sulle società coinvolte.
Mauro Delicato
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