Vivere nel bosco non è una scelta libera quando ci sono bambini: l’inchiesta sulla decisione del Tribunale dell’Aquila
Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, ordinando l’allontanamento dei tre figli – Utopia Rose, Galorian e Blubell – dalla casa di famiglia e il loro collocamento in una casa-famiglia.
Una decisione severa, motivata da un quadro definito dai giudici «grave e pregiudizievole» per l’integrità fisica, psicologica e sociale dei bambini.
Un contesto abitativo ritenuto pericoloso: perché non possono vivere lì
Secondo il Tribunale, l’ambiente in cui i minori vivevano non garantiva nemmeno i requisiti essenziali di sicurezza.
La famiglia risiedeva in un rudere fatiscente, privo di:
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impianto elettrico
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impianto idrico e sanitario
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impianto termico
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infissi e rifiniture
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certificato di agibilità e collaudo statico
Una perizia prodotta dai genitori attestava l’assenza di lesioni strutturali, ma secondo i giudici era «del tutto insufficiente» perché mancante della documentazione obbligatoria prevista dal Testo Unico dell’Edilizia.
La mancanza di agibilità, sottolinea la sentenza, comporta per legge una “presunzione di pericolo per l’incolumità dei minori”.
Nel linguaggio giuridico significa che:
se una casa non è sicura, un bambino non può viverci.
Il riferimento al bosco o alla vita isolata emerge dagli atti tramite la descrizione dell’abitazione rurale e delle condizioni di isolamento: non si tratta di una scelta di vita alternativa, ma – secondo il Tribunale – di un ambiente oggettivamente inadatto a garantire la crescita e la salute dei minori.
Istruzione e isolamento: “leso il diritto alla vita di relazione”
Il nodo centrale non è soltanto la scuola, ma l’isolamento sociale.
I minori non frequentavano alcun istituto scolastico e non avevano contatti con coetanei.
Il Tribunale chiarisce che il problema non è solo l’istruzione in sé, ma la mancata socializzazione, definita come fattore di rischio grave per lo sviluppo psicologico.
La decisione richiama le principali teorie sullo sviluppo infantile (Vygotskij, Piaget, Bandura, Bronfenbrenner, Erikson) per spiegare che l’assenza del gruppo dei pari può provocare:
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difficoltà sociali
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problemi di autostima
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fragilità emotiva
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rischio di isolamento
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difficoltà nella gestione dei conflitti
Per la Corte questo configura una possibile lesione dell’articolo 2 della Costituzione, che tutela la vita di relazione come diritto fondamentale del minore.
La questione sanitaria: visite mai effettuate e una richiesta “inconcepibile”
Nonostante gli obblighi stabiliti dal Servizio Sociale, gli accertamenti sanitari non sono mai stati eseguiti.
Anzi, secondo la relazione agli atti, i genitori avrebbero dichiarato che avrebbero consentito alle visite neuropsichiatriche e agli esami solo in cambio di 50.000 euro per ciascun minore.
Una condotta che i giudici hanno valutato come un ostacolo diretto al diritto dei figli alle cure e alla salute.
La mancata collaborazione con i Servizi Sociali
La sentenza documenta inoltre una progressiva chiusura della famiglia:
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rifiuto di incontri con gli assistenti sociali
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impedimento all’accesso in casa
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impedimento al contatto diretto con i bambini
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mancata partecipazione alle attività di supporto alla genitorialità
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rifiuto delle verifiche sanitarie obbligatorie
I giudici sottolineano che, in assenza della collaborazione minima necessaria, non è possibile garantire la sicurezza dei minori lasciandoli ai genitori.
La violazione della privacy dei minori: la partecipazione alla trasmissione TV
Un ulteriore elemento aggravante è rappresentato dalla partecipazione dei bambini a una trasmissione televisiva nazionale.
Secondo il Tribunale, i genitori hanno esposto i minori al pubblico, in un procedimento in cui loro stessi sono in conflitto di interessi con i figli.
La sentenza parla di violazione del diritto alla riservatezza e identità personale, tutelato dalla Convenzione di New York, dalla CEDU e dal Codice sulla protezione dei dati personali.
In altre parole:
i bambini, già coinvolti in un processo delicatissimo, sono stati messi in TV, cosa che la legge vieta espressamente.
Perché il Tribunale ha sospeso la responsabilità genitoriale
La decisione del Tribunale si basa su un complesso di fattori, non su un singolo episodio.
Le motivazioni indicano:
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Pericolo per l’incolumità fisica legato alla casa priva di impianti e agibilità
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Ostacolo alle cure mediche obbligatorie
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Grave isolamento dei minori e compromissione della vita di relazione
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Assenza di collaborazione con le istituzioni incaricate della tutela
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Violazione della privacy dei minori tramite esposizione mediatica
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Preoccupanti condotte genitoriali nella gestione del procedimento
Il Tribunale definisce complessivamente la situazione una «grave e pregiudizievole violazione dei diritti dei figli».
L’allontanamento: cosa accadrà ora
Il provvedimento dispone:
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l’allontanamento immediato dei minori
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il loro collocamento in una casa-famiglia
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la nomina di un tutore provvisorio
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l’autorizzazione all’intervento della forza pubblica se necessario
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la regolamentazione degli incontri con i genitori per prevenire il rischio di sottrazione
Vengono avvisate anche le autorità consolari britanniche e australiane per verificare eventuali supporti familiari alternativi.
Una vicenda che solleva domande cruciali
Questa storia non riguarda – come talvolta presentato nel dibattito pubblico – la scelta di vivere in campagna o in una condizione “alternativa”.
La sentenza è chiara: non è l’isolamento geografico il problema, ma la combinazione di:
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abitazione non sicura
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mancanza di cure e scuola
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isolamento totale
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opposizione alle autorità
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esposizione dei minori ai media
Quando questi elementi coesistono, la vita “nel bosco” smette di essere una scelta familiare e diventa, secondo il Tribunale, una condizione di rischio oggettivo per i bambini.
Mauro Delicato
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