ACQUE ROSSE, LA FORESTA PROMESSA : TUTTE LE DOMANDE A VIVAI ANTONIO MARRONE

Last Updated: 29 Settembre 2026By

Acque Rosse, chi è davvero la ditta della riforestazione? Tutte le domande a Vivai Antonio Marrone
Una società di Qualiano, un appalto PNRR da oltre un milione di euro e una riforestazione oggi al centro delle polemiche. Se le piantine sono davvero morte, la ditta spieghi cosa è successo

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OSTIA – Ad Acque Rosse doveva nascere una nuova foresta.
Quasi 18 ettari destinati alla riforestazione, un intervento finanziato con fondi pubblici e affidato a una società che, per sua stessa presentazione, vanta tre generazioni di esperienza nel settore del verde.

La società si chiama Vivai Antonio Marrone S.r.l.

Ha sede a Qualiano, in provincia di Napoli, ed è specializzata proprio nelle attività che stanno al centro di questa vicenda: produzione di piante, messa a dimora, manutenzione del verde, riqualificazione delle aree verdi e ingegneria naturalistica.

Sul proprio sito l’azienda dichiara di offrire un servizio “a 360 gradi”, dalla progettazione alla produzione delle piante nel vivaio fino alla loro messa in opera.

Ed è proprio per questo che oggi bisogna fare le lastre alla società.

Non per formulare accuse senza prove.

Ma per capire chi ha ricevuto l’incarico, cosa doveva fare, cosa ha fatto e perché, secondo le denunce, ad Acque Rosse oggi ci sarebbero così tante piante morte.

Chi è Vivai Antonio Marrone?
Partiamo dall’inizio.
Vivai Antonio Marrone S.r.l. è una società con sede legale a Qualiano, Napoli.

È una realtà imprenditoriale strutturata, attiva nel settore della cura del paesaggio e della manutenzione e realizzazione del verde.

Non stiamo quindi parlando di una società capitata casualmente dentro un appalto di forestazione.

La stessa azienda si presenta come impresa capace di seguire direttamente tutte le fasi del lavoro: progettazione, produzione vivaistica e messa in opera.

Una specializzazione che rende inevitabile una domanda:

Se una società che si presenta come esperta di forestazione non riesce a far sopravvivere le piante messe a dimora, di chi è la responsabilità?
Da Qualiano a Ostia
La distanza geografica non è un problema.
Un’impresa campana può tranquillamente lavorare a Roma e vincere gare pubbliche.

Il punto è un altro.

Quando un’amministrazione pubblica affida milioni di euro a un’impresa proveniente da un’altra regione, il controllo sull’esecuzione deve essere ancora più rigoroso.

E ad Acque Rosse il risultato finale deve essere misurato sul terreno.

Non nei documenti.

Non nei comunicati.

Non nelle fotografie del giorno della piantumazione.

Sul numero di piante ancora vive.

Quanto vale questa operazione?


Per il progetto di forestazione nel quale è inserita Acque Rosse, Vivai Antonio Marrone è risultata affidataria di lavori per circa 1,18 milioni di euro IVA compresa.
L’intervento comprende l’area di Acque Rosse, pari a circa 17,99 ettari.

Sono soldi pubblici.

E sono soldi destinati a produrre un risultato ambientale preciso: una nuova area forestale.

Per questo la domanda è elementare:

Che cosa rimane oggi di quell’investimento?


Una società che continua a ricevere lavori a Roma
C’è poi un altro elemento che merita attenzione.
Vivai Antonio Marrone non ha lavorato soltanto sulla riforestazione.

La stessa società ha ottenuto da Roma Capitale altri contratti per la manutenzione ordinaria del verde del Municipio Roma X.

Nel 2024 è stato affidato un primo contratto applicativo da oltre 155 mila euro più IVA.

Nel 2025 un secondo contratto da 396.500 euro più IVA.

Nel 2026 un terzo contratto da 323.447,22 euro più IVA.

In totale, considerando questi tre contratti, si superano gli 875 mila euro oltre IVA.

Questo non dimostra alcuna irregolarità.

Ma pone una domanda che l’amministrazione dovrebbe chiarire:

Se sull’intervento di Acque Rosse esistono contestazioni, diffide o problemi sull’attecchimento, quali verifiche sono state fatte prima di continuare ad affidare alla stessa società altri lavori sul verde del Municipio X?
È una domanda legittima.
E merita una risposta ufficiale.

Marrone, ora risponda ai cittadini


Alla società chiediamo di uscire dal silenzio e di spiegare pubblicamente cosa è successo.
Quante piante avete messo a dimora ad Acque Rosse?

Quante erano previste dal progetto?

Quante risultano oggi vive?

Quante sono morte?

Quante avete sostituito?

Quante volte avete irrigato l’area?

Con quale frequenza?

Chi era incaricato dell’irrigazione?

Quali attività di manutenzione avete effettuato?

Quando avete effettuato gli ultimi interventi?

Avete ricevuto ordini di servizio dalla Direzione lavori?

Avete ricevuto contestazioni?

Avete ricevuto diffide dalla Città Metropolitana?

Se sì, quante?

E soprattutto: avete ottemperato a tutte le richieste che vi sono state rivolte?

Se le piante sono morte, vogliamo sapere perché


La domanda più importante è questa.
Perché?

Perché una pianta può morire.

Può esserci siccità.

Può esserci un problema del terreno.

Può esserci una malattia.

Può esserci un problema di attecchimento.

Ma quando si parla di una riforestazione di quasi 18 ettari, con una società specializzata incaricata dell’intervento, il fenomeno deve essere analizzato scientificamente.

Se la mortalità è stata elevata, bisogna stabilire la causa.

Se è mancata l’acqua, bisogna sapere perché.

Se è mancata la manutenzione, bisogna sapere perché.

Se le piante erano inadatte al terreno o alle condizioni dell’area, bisogna sapere chi le ha scelte.

Se invece il problema è stato causato da condizioni eccezionali, la società deve poterlo spiegare e documentare.

I cittadini hanno diritto a conoscere la verità tecnica.

E se davvero fossero morte quasi tutte?
Qui la questione diventa ancora più seria.
Se un censimento ufficiale dovesse confermare una mortalità prossima al 100%, non sarebbe sufficiente sostituire qualche alberello e andare avanti.

Bisognerebbe capire se l’impresa ha rispettato integralmente gli obblighi contrattuali.

E se non li ha rispettati, la Città Metropolitana dovrebbe spiegare quali provvedimenti intende adottare.

Perché esistono contratti.

Esistono capitolati.

Esistono obblighi di manutenzione.

Esistono controlli.

Esistono penali.

E, nei casi previsti dalla legge e dal contratto, esistono anche strumenti per arrivare alla risoluzione del rapporto e al recupero delle somme eventualmente corrisposte per prestazioni non correttamente eseguite.

Non chiediamo un processo alla ditta. Chiediamo che il contratto venga fatto rispettare.

Le diffide devono diventare pubbliche
Se, come viene riferito, la Città Metropolitana ha già diffidato più volte la società, allora è arrivato il momento di rendere pubblici quegli atti.
I cittadini devono sapere:

quante diffide sono state inviate;

quali contestazioni contenevano;

quali termini erano stati concessi alla società;

come ha risposto Vivai Antonio Marrone;

quali interventi correttivi sono stati effettuati;

quante piante sono state sostituite dopo le contestazioni;

se sono state applicate penali;

e se la Città Metropolitana ritiene oggi che l’impresa abbia rispettato gli obblighi contrattuali.

Non bastano dichiarazioni.

Servono documenti.

La domanda a Roma Città Metropolitana
E qui la responsabilità non è soltanto della ditta.
La Città Metropolitana deve rispondere ai cittadini.

Se la riforestazione è riuscita, pubblichi i dati sull’attecchimento.

Se non è riuscita, spieghi perché.

Se l’impresa ha rispettato il contratto, lo dimostri.

Se non lo ha rispettato, spieghi quali provvedimenti sono stati adottati.

E soprattutto:

Se una verifica ufficiale dovesse dimostrare che il lavoro è stato eseguito male, perché l’amministrazione dovrebbe continuare a pagare o affidare nuovi lavori alla stessa società senza prima chiarire le responsabilità?
Questa è la vera domanda.Non basta piantare: bisogna far crescere
La riforestazione non può essere contabilizzata in numero di piantine acquistate.
Non può essere misurata contando le buche scavate.

Non può essere considerata conclusa con una fotografia inaugurale.

Una riforestazione si misura nel tempo.

Una pianta viva è un risultato.

Una pianta morta è una perdita.

E se sono morte migliaia di piante, bisogna capire perché.

Alla Vivai Antonio Marrone diciamo questo
Avete un’opportunità molto semplice.
Spiegate.

Mostrate il lavoro fatto.

Mostrate i dati.

Mostrate quante piante sono vive.

Mostrate quante avete sostituito.

Mostrate quante irrigazioni avete effettuato.

Mostrate i verbali.

Mostrate le risposte alle eventuali diffide.

Spiegate ai cittadini di Ostia perché una riforestazione affidata a una società che si presenta come specializzata nel settore rischia oggi di essere ricordata per le piante morte anziché per la nuova foresta promessa.

Perché se l’azienda ritiene di aver lavorato correttamente, ha tutto l’interesse a dimostrarlo con i documenti.

E se invece ci sono stati problemi, è il momento di dire quali sono stati e soprattutto come intendete risolverli.

E alla Città Metropolitana chiediamo una cosa ancora più semplice
Fate le verifiche.
Contate le piante.

Pubblicate i risultati.

Rendete pubbliche le diffide.

Rendete pubbliche le risposte della società.

Verificate le irrigazioni.

Verificate le manutenzioni.

Verificate i pagamenti.

E se emergeranno responsabilità dell’impresa, fate valere fino in fondo gli strumenti previsti dal contratto e dalla legge per tutelare i soldi dei cittadini.

Perché Acque Rosse non ha bisogno di un’altra promessa.

Ha bisogno di alberi vivi.

E soprattutto ha bisogno di sapere chi è responsabile se quegli alberi sono morti.

Questa non è una battaglia contro un’azienda.
È una richiesta di trasparenza.
La Vivai Antonio Marrone risponda. La Città Metropolitana verifichi. E i cittadini di Ostia sappiano finalmente la verità sulla loro riforestazione.

Mauro Delicato

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