MA LA COMMESSA DEL TODIS HA VERAMENTE DATO UN PUGNO A FEDERICA ANGELI?

Last Updated: 28 Maggio 2025By

Alcune settimane fa, il mondo dell’informazione è stato travolto da un caso che, nel giro di poche ore, è diventato virale. Una notizia scioccante, lanciata direttamente dal profilo Facebook della nota giornalista Federica Angeli: Un pugno e solo la mia scorta ha evitato il peggio.

Dagospia è tra i primi a rilanciare il post, scrivendo:
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“Federica Angeli, la giornalista di Ostia sotto scorta, presa a pugni da una commessa”


Poi è il turno del
Corriere della Sera, che titola:
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“La giornalista aggredita da una commessa in un supermercato: un pugno e solo la mia scorta ha evitato il peggio”

Il Giornale rincara:
🗞️
“Federica Angeli aggredita con un pugno da una commessa Todis”

Il Fatto Quotidiano riporta la notizia con toni simili, e Fanpage.it pubblica:
🗞️
“Federica Angeli aggredita in un supermercato: ‘Una commessa mi ha tirato un pugno’”

Una narrazione univoca, un’accusa pesante, ripetuta ovunque. Ma nessuno si è chiesto: dov’è la versione della commessa?

Cronologia dettagliata dei fatti

Grazie a un video esclusivo girato da una cliente presente nel supermercato, è possibile oggi ricostruire l’intera vicenda con precisione. E ciò che emerge ribalta completamente la narrazione iniziale.

Venerdì 29 marzo – ore 11:15 circa – Supermercato Todis, Roma

  1. Supermercato affollato: è venerdì Santo, il banco del pane è affollato. Dietro il bancone ci sono tre lavoratrici: una serve, le altre due al reparto del pane servono i clienti, tagliano e riforniscono.
  2. Attesa della cliente Angeli: Federica Angeli attende circa 15 minuti, non 30 come scriverà poi. Si mostra spazientita e inizia a riprendere con il cellulare la commessa.
  3. La commessa protesta: accortasi di essere filmata senza permesso, la commessa chiede alla giornalista di smettere. La richiesta viene ignorata.
  4. Tensione crescente: la commessa, visibilmente sotto pressione, si allontana dalla postazione per chiedere l’intervento del direttore. La Angeli la segue, (il pane non le interessa più) senza passare dalla cassa, superando la fila.
  5. Incontro fuori dall’ufficio del direttore: la giornalista si posiziona davanti all’ufficio, in attesa che la commessa esca.
  6. Il presunto “pugno”: quando la commessa esce per tornare alla postazione, passa accanto a Federica Angeli e la sfiora con una mano, dovendole passare di fianco. Nessun pugno. Nessun gesto violento. La giornalista ha una scatola bianca in mano, si gira e inizia una discussione verbale.
  7. Lite verbale: parte un alterco, le due si scambiano parole animate. Il direttore interviene e allontana la commessa, che viene riportata alla calma. Fine dell’episodio.

Dov’è l’aggressione?

Secondo il video fornito dalla cliente, non esiste alcun pugno. Nessun colpo. Solo un gesto minimo, conseguenza di uno spazio ristretto e di una situazione tesa, ma ben lontano da ciò che è stato descritto come “aggressione fisica”.

Eppure, la narrazione è già partita. E la commessa è stata etichettata, additata, colpevolizzata da tutta Italia senza avere avuto la minima possibilità di difendersi.

Una gogna mediatica silenziosa

La donna coinvolta, una semplice lavoratrice che si alza all’alba ogni giorno, non ha mai parlato pubblicamente. Non è stata intervistata da nessuno. Non ha avuto un avvocato pronto a difenderla in prima serata. Ha subito in silenzio.

Per giorni, il suo volto, pur non pubblicato, è stato quello della “commessa violenta”. I titoli l’hanno descritta come una picchiatrice, senza alcuna verifica indipendente dei fatti.

E così, mentre il post di Federica Angeli ha ricevuto centinaia di condivisioni e solidarietà pubblica, con migliaia di reazioni e commenti, nessuno ha pensato a lei, alla commessa, che ha dovuto continuare a lavorare ogni giorno con addosso il peso di un’accusa falsa.

E ora?

La domanda ora è una sola: ci sarà giustizia per la commessa?
Se le autorità confermeranno che
nessuna aggressione è mai avvenuta, Federica Angeli risponderà per falsa denuncia o diffamazione?

E ancora: i giornali che hanno pubblicato i titoli allarmistici faranno una rettifica pubblica con la stessa enfasi?

Nei prossimi giorni cercheremo di incontrare la commessa, di raccontare la sua storia e dare finalmente voce a chi è stata ridotta al silenzio. Parleremo anche con i colleghipresenti quel giorno per completare la ricostruzione e consegnare un quadro completo.

La verità non può essere piegata all’immagine di nessuno.
E il giornalismo ha il dovere
di verificare, non solo rilanciare.

Mauro Delicato

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