OSTIA TRA ARTE E URBANISTICA: I MAESTRI DEL PASSATO CHE HANNO COSTRUITO LA CITTÀ CHE I SOCIAL NON POSSONO CREARE

Last Updated: 3 Aprile 2026By

Viaggio nelle architetture di Ostia dagli anni Venti del ‘900

Ostia, porta storica sul mare di Roma, è un gioiello di urbanistica e architettura italiana, che testimonia la visione e la capacità progettuale degli urbanisti degli anni Venti e Trenta del ‘900. Passeggiando tra ville, palazzi e complessi pubblici, emerge con chiarezza quanto l’abilità concreta di chi costruiva fosse superiore a qualsiasi strategia digitale di oggi.


Fontana delle Sirene: un’opera di genio progettuale

La Fontana delle Sirene, realizzata dall’artista Napoleone Martinuzzi (1892 – 1977), è un esempio di come arte, urbanistica e funzionalità potessero convivere armoniosamente. Il recente restauro ha riportato alla luce la bellezza del portico, delle colonne in mattoncini e delle lampade in vetro di Murano, mostrando come ogni dettaglio fosse pensato per durare nel tempo.

Qui, a differenza di molti urbanisti moderni, non si tratta di apparire sui social o firmare slide: qui si costruisce realmente, per la città e per le persone.


Villini Rossini e Palazzo del Pappagallo: l’Italia che sapeva progettare

Raggiungendo piazza Anco Marzio, si incontrano i Villini Rossini, in rosso ocra, e il Palazzo del Pappagallo di Mario Marchi (1929). Gli urbanisti e architetti dell’epoca, come Camillo Palmerini, Ambrosini e Marchi, non pensavano al marketing o ai follower, ma a progettare spazi duraturi e armoniosi, capaci di dialogare con il contesto urbano e naturale.

Il Palazzo del Pappagallo, con i suoi colori accesi e i balconi aguzzi, dimostra come il Futurismo potesse integrarsi nell’urbanistica senza sacrificare funzionalità o bellezza. I Villini Rossini, esempio di Art Déco, sono un altro tributo alla lungimiranza progettuale di quegli anni.


Il Pontile: simbolo di visione urbana

Il Pontile di Ostia, ricostruito nel 1982 sul piano del 1940, è l’emblema della visione concreta degli urbanisti storici: 95 metri di lunghezza e 12 di larghezza, un vero simbolo del legame tra Roma e il mare.

Oggi, molti “urbanisti” preferiscono postare foto e opinioni su social network, criticare senza costruire nulla, credendo che Ostia si migliori con commenti online invece che con opere reali. Qui, invece, ogni mattone racconta una storia di impegno, visione e capacità tecnica.


Ex Colonia Marina Vittorio Emanuele III: l’urbanistica al servizio della comunità

L’ex Colonia Marina Vittorio Emanuele III, di Vincenzo Fasolo (1927 – 1930), dimostra la multidimensionalità dell’urbanistica storica: non solo estetica, ma anche funzionalità e servizi per la comunità. La colonia oggi ospita uffici, biblioteche, teatri e ostello per giovani, mostrando come l’urbanista del passato pensasse al bene collettivo, non al numero di like.

Alle sue spalle, la scuola elementare “Fratelli Garrone” di Ignazio Guidi è un altro esempio di Razionalismo italiano concreto, costruito con criterio, proporzione e scopo educativo.


Edifici a Levante: capacità progettuale contro chi “gioca” con la città

Nella zona di via delle Fiamme Gialle, il rigore architettonico della caserma “Italia” della Guardia di Finanza e del collegio nautico “IV Novembre” mostra come l’urbanistica storica fosse al servizio della comunità, non dei riflettori.

Anche Luigi Moretti e Adalberto Libera hanno lasciato il loro segno, con palazzine e villini che uniscono funzionalità e estetica. Lavori come quelli di Moretti allo stabilimento balneare “Caio Duilio” e i villini di Libera sono testimonianza di una professionalità che i moderni post su Instagram non potranno mai sostituire.


Conclusioni

Ostia degli anni Venti e Trenta è la prova tangibile che urbanisti capaci costruiscono città, non follower. Le fontane, i villini, i palazzi e le colonie storiche dimostrano come la cura del dettaglio e la visione a lungo termine siano fondamentali per migliorare davvero la città.

In confronto, molti urbanisti contemporanei sembrano giocare sui social, credendo che Ostia si migliori con post e commenti, mentre la vera trasformazione urbana richiede mattoni, progettazione e coraggio. Ostia ci insegna che il futuro della città si costruisce con le mani, non con un click.

Mauro Delicato

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